Bene e male, ordine e caos, giusto e sbagliato che si intersecano in continuazione nella Gotham City di Christopher Nolan.
In "The Dark Knight" ogni personaggio ha più di una personalità, il Joker ne ha addirittura una per ogni volta che racconta come si è fatto le cicatrici sul volto. Tante le scene memorabili (la rapina iniziale, il primo incontro tra la mafia e il joker con il trucco della "sparizione" della matita, l'infermiera-joker che fa esplodere "solo" un ospedale) e poche - direi quasi inesistenti - le scene blockbusterose e banali (forse eccessivamente ottimista la speranza che nessuno faccia detonare l'altra nave nell'esperimento sociale del joker). Unicità e complementarietà: l'eroe/Batman e l'anti-eroe/Joker probabilmente esisterebbero anche l'uno senza l'esistere dell'altro ma è quando sono insieme che danno il meglio (e il peggio) di loro stessi emozionando lo spettatore (e il lettore di fumetti, of course) il quale spera che le parole del joker sul finale siano portatrici di verità ("forse siamo destinati a combattere per sempre"). La frase finale di Jim Gordon potrebbe apparire banale, ma d'altronde dobbiamo metterci nei suoi panni: deve spiegare a suo figlio, un bambino, chi è Batman, una delle figure più moralmente-eticamente-psicologicamente controverse, un criminale/salvatore, uno schizofrenico dalle personalità multiple. Quindi, quale modo migliore per definire Batman se non un Cavaliere Oscuro?
1 commento:
Vecchio, alle volte mi spaventi. Cmq concordo su tutto, ci tengo solo a dire che il Joker di Heath Ledger è uno dei personaggi più trascinanti che abbia mai visto.
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