mercoledì 26 marzo 2008

Un saluto geostazionario

Visto che i libri che hanno inscimmiato la mia breve vita sono stati pochi mi sembra doveroso un ultimo saluto a uno dei (miei preferiti) maestri della fantascienza [QUI] che ha deciso di precederci nel misterioso viaggio verso l'ignoto.

sabato 8 marzo 2008

Brucia le suole, John.

Ho atteso che scemasse l'eccitazione della prima visione del film prima di darne un commento affinché questo fosse più lucido e obiettivo possibile e l'unica cosa che mi viene da dire è: GRAZIE SLY per averci lasciato un'altra perla cinematografica, un'altro esempio di come il tuo cinema sia un mix di sentimento e forza bruta, forma e contenuto. Dopo anni di frasi sborone (che ci volevano e che non rimpiangiamo) [QUI per Rambo I, QUI per Rambo II e QUI per Rambo III] e di sanguinolente statistiche [QUI] siamo arrivati all'ultimo drammatico capitolo (forse, speriamo, manonilludiamocitroppocheappendalegranatealchiodo) di un'epopea tragica. Le tematiche. Innanzi tutto la violenza [QUI, QUI, QUI, QUI e QUI], sempre finalizzata a veicolare qualcosa di più della mera visione del sangue, mai fine a se stessa, che vuole indurci a pensare alla guerra come a un massacro senza giustificazioni. E poi il sentimento: cazzo, John Rambo è un uomo, non una macchina, le sue tensioni interiorizzate lo portano ad esser quel che è ma lo fanno soffrire perché non vorrebbe essere quel che è, e porca puttana ci stava anche che piangesse nel finale. Così, dopo 26 anni dal primo capolavoro della saga lo vediamo camminare sul bordo polveroso di una strada ma non per andare incontro alla morte (ricordo ancora l'impatto emozionale che ebbe su di me la scena iniziale del primo Rambo, lui bello scodinzolante e sorridente che va a trovare il suo amico ex commilitone e chiede alla ruvida signora che incontra se c'è Delmar e lei gli risponde che no non c'è e lui le chiede quando torna e lei gli dice che è morto, che se l'è portato via la malattia che si era beccato per tutti i gas che spargevano in Vietnam. 'lo prendevo in braccio per rifargli il letto' - lacrime, ragazzi, lacrime - gli dice la signora, e lui in quel momento muore dentro insieme a Delmar e ditemi se dopo una scena del genere non è giustificata la voglia di fare piazza pulita del mondo intero, cazzo) ma per andare incontro alla vita (la casa del padre a mio parere rappresenta questo) e, forse, finalmente riposarsi un po'.

QUI c'è la scheda del film, QUI il sito italiano, QUI quello ufficiale e QUI la sceneggiatura originale.